Obbligo copertura invernale

Normativa lombarda impone 60 giorni di copertura vegetale tra settembre e maggio nelle zone vulnerabili

di Beatrice Visani – Laureanda in Scienze della Natura e dell’ambiente
e Diego Zanola – Agrotecnico

Come si osserva all’interno del bollettino uffi ciale riferito al D.g.r 30 aprile 2025 n XII/4284, è previsto a partire dal 15 settembre 2025 e fi no al 15 maggio 2026 l’obbligo di una copertura vegetale che deve essere mantenuta per un minimo di 60 giorni consecutivi. Diventa dunque fondamentale individuare almeno 60 giorni consecutivi all’interno di questo periodo, dove i terreni devono risultare coperti da vegetazione. I terreni saranno presi in esame con immagini satellitari e devono risultare correttamente coperti da almeno due rilevazioni.

L’obbligo non comprende tutti i comuni delle province lombarde ma solo alcune aree considerate “particolarmente vulnerabili” ovvero zone agricole ritenute più sensibili al rischio di inquinamento delle acque da nitrati di origine agricola o soggette a degrado del suolo, erosione, perdita di fertilità o altre pressioni ambientali significative.

I comuni presenti all’interno della normativa sono i seguenti:

Capito dunque il periodo di obbligo e la zona per cui questo è valido bisogna definire che cosa si intende per copertura vegetale.

La copertura vegetale altro non è che la semina di colture utili allo scopo oppure la presenza di erbe spontanee lasciate sul campo che crescano in maniera omogenea e che garantiscano una protezione effi cace nei mesi invernali, al fine di proteggere il suolo, migliorarne la fertilità e diminuire l’inquinamento da nitrati. L’obbligo dunque non è riferito alla necessità effettiva di una semina ma ad una copertura ottimale, omogenea e vantaggiosa del suolo anche con erbe spontanee.

È possibile seminare cereali autunno vernini, miscugli, erbai e cover; per quanto riguarda queste ultime tra le più utilizzate ci sono senape, colza, rafano o veccia; la scelta è a discrezione dell’agricoltore a seconda di ciò di cui necessita maggiormente e da quello che vuole ottenere in campo.

I cereali autunno vernini, principalmente frumento tenero, duro e orzo (e in quantità più ridotte segale, avena e farro) utilizzabili per l’alimentazione umana ed animale, sono considerati coltivazioni a basso impatto ambientale perché richiedono poca acqua e meno concimazioni per lo sviluppo.

La senape è particolarmente consigliata a chi necessita di una copertura rapida e a basso costo: seminata dopo la raccolta estiva nel periodo tra fine agosto ed inizio settembre, sviluppa in breve tempo molta massa e permette, in seguito alla sua morte, con le prime gelate invernali e al suo successivo interramento, la semina di colture primaverili; germina in pochi giorni e riesce a coprire il suolo in circa tre settimane. È adatta anche in presenza di patogeni e nematodi nel terreno, oltre che in aree caratterizzate da suoli leggeri, sabbiosi e soggetti a forte lisciviazione. Un ulteriore vantaggio è la sua flessibilità in fase di semina: può essere seminata anche più tardi, fino a ottobre, grazie alla sua capacità di svilupparsi anche con temperature più basse anche se con risultati nettamente deficitari rispetto alla semina anticipata.

Essendo una pianta molto sensibile al gelo basterebbero le temperature invernali, qualora dovessero essere molto basse per un buon periodo di tempo, ad abbatterla trasformandola in residui vegetali che si decompongono facilmente aumentando la fertilità del terreno, avendo una parte aerea molto sviluppata protegge inoltre il suolo dal dilavamento causato dalla pioggia.

Il rafano, invece, ha la caratteristica di essere una pianta geliva, dunque se il terreno gela a lungo la radice marcisce e si degrada. E’ più indicata per terreni pesanti e si sviluppa rapidamente, presenta una radice a fittone profonda che rompe le compattazioni e alla morte della coltura rimangono fori nel terreno che rendono il drenaggio dell’acqua ottimale lasciando poi il suolo più soffi ce visto il riempimento di queste fratture da parte di porzioni di terreno che risulteranno molto meno compatte.

La veccia, essendo una leguminosa azoto-fissatrice fissando l’azoto atmosferico è ideale per arricchire il suolo di azoto a beneficio della coltura successiva. Tuttavia, è sconsigliata nei terreni soggetti a forte ristagno idrico, dove può avere difficoltà di sviluppo.

Il colza è una coltura estremamente versatile, utilizzata sia come cover-crop per migliorare la fertilità e la struttura del suolo, sia come coltura da reddito. Questa doppia funzione consente non solo di ottenere benefici agronomici, ma anche di generare un ritorno economico, contribuendo a coprire i costi dell’investimento iniziale e delle operazioni in campo.

Parlando dunque di colture che possono essere utili alla copertura del suolo, quindi adempiere all’obbligo e nel contempo generare reddito, dobbiamo evidenziare la possibilità di seminare cereali autunno vernini (che siano essi in miscuglio o in purezza) si rivelano una soluzione ottimale per le aziende zootecniche che possono utilizzare queste colture molto versatili per la produzione di fieno, trinciato o anche granella, quest’ultima in caso di varietà e colture specifiche è utilizzabile per l’alimentazione di bovini, suini o nei casi in cui non ci sia zootecnia per l’alimentazione umana consegnando negli appositi centri di stoccaggio.

Risulta fondamentale dunque la pianificazione agronomica aziendale per trovare il prodotto idoneo alle caratteristiche della singola azienda agricola massimizzando l’efficienza e generando un vantaggio economico ed agronomico utilizzando così l’obbligo della copertura a proprio vantaggio, migliorando i propri terreni e ottenendo anche un vantaggio economico sulla prima fase qualora si volesse raccogliere la coltura utilizzata come cover o in un secondo momento preparando i terreni nel migliore dei modi per la coltura primaverile successiva.

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