Gianni Gilioli, Anna Simonetto e Luca Facciano
Nuovi strumenti per un’agricoltura rigenerativa
Negli ultimi anni il concetto di sostenibilità in agricoltura si è progressivamente ampliato: non si tratta più soltanto di ridurre gli impatti ambientali, ma di contribuire a migliorare lo stato delle risorse naturali da cui dipende la produzione. È questa la prospettiva dell’agricoltura rigenerativa, che mira a preservare e rafforzare il capitale naturale (suolo, acqua, atmosfera e biodiversità) da cui dipendono la produttività e la resilienza degli agroecosistemi. Queste risorse sostengono infatti servizi essenziali per l’agricoltura, come la fertilità del suolo, la disponibilità idrica, l’impollinazione, il controllo naturale dei parassiti e lo stoccaggio del carbonio. Il punto centrale è che oggi non basta più dichiarare di adottare pratiche sostenibili. Occorre essere in grado di misurarne gli effetti. È proprio in questa direzione che si sta orientando la ricerca scientifica.
“La prospettiva dell’agricoltura rigenerativa mira a preservare il capitale naturale.”
L’Agrofood Research Hub dell’Università degli Studi di Brescia sta sviluppando strumenti che integrano dati aziendali, monitoraggi ambientali, telerilevamento satellitare e sensori di campo per costruire indicatori dello stato del capitale naturale. L’obiettivo è fornire agli agricoltori strumenti per valutare le proprie scelte gestionali e individuare margini di miglioramento. La viticoltura rappresenta un interessante laboratorio di sperimentazione. Attraverso un progetto di dottorato cofinanziato da Guido Berlucchi & C. S.p.A. e dal PNRR – NextGenerationEU, sono stati analizzati gli effetti delle pratiche agronomiche sulla qualità del suolo, sulla biodiversità, sulla gestione della risorsa idrica e sulle emissioni di gas serra.
Il progetto ha permesso di integrare dati climatici, analisi del terreno, pratiche colturali e monitoraggi ambientali all’interno di un unico sistema di valutazione, con l’obiettivo di trasformare informazioni spesso frammentate in strumenti concretamente utilizzabili per orientare la gestione aziendale.

Dai dati alle decisioni. Il framework sviluppato durante il progetto di dottorato cofinanziato da Guido Berlucchi & C. S.p.A. e dal PNRR – NextGenerationEU integra pratiche agronomiche, sistemi di monitoraggio e dati aziendali per costruire indicatori capaci di valutare in modo congiunto le principali componenti del capitale naturale: atmosfera, acqua, suolo e biodiversità.
Tra i risultati della ricerca vi è lo sviluppo del MISQ (ManagementImpactonSoilQuality), un indicatore integrato pensato per valutare come le pratiche agronomiche influenzino nel tempo la qualità del suolo (Ghiglieno et al., 2025). L’indicatore considera congiuntamente aspetti quali il disturbo meccanico, l’apporto di sostanza organica, l’ecotossicità associata all’uso dei fitofarmaci, l’efficienza nell’impiego dei nutrienti e la tutela della biodiversità del suolo. La sua applicazione a un vigneto sperimentale dotato di una lunga serie di dati storici ha mostrato come l’integrazione di inerbimento, apporti organici e gestione conservativa delle lavorazioni possa determinare un progressivo miglioramento della qualità del terreno.
L’interesse di questa esperienza va però oltre la viticoltura. Lo stesso approccio può essere adattato ad altri sistemi agricoli per rispondere a domande concrete: quali pratiche migliorano realmente il suolo? Come ridurre gli input mantenendo le produzioni? Come aumentare la resilienza e dimostrare con dati oggettivi i risultati raggiunti? In questo scenario, sensori, immagini satellitari, droni e sistemi di supporto alle decisioni permettono di raccogliere informazioni che, opportunamente elaborate, diventano strumenti di gestione aziendale. Il dato non sostituisce l’esperienza dell’agricoltore, ma la rafforza, favorendo decisioni più consapevoli.
La ricerca sta inoltre dimostrando che la sostenibilità non dipende esclusivamente dall’adozione di singole tecniche, ma dalla capacità di considerare l’azienda agricola come un sistema complesso, nel quale suolo, colture, acqua, biodiversità ed economia aziendale sono strettamente collegati.
Per questo motivo stanno assumendo sempre maggiore importanza indicatori integrati e sistemi di supporto alle decisioni che aiutano a valutare contemporaneamente aspetti produttivi, economici e ambientali, contribuendo a coniugare produttività e tutela degli ecosistemi attraverso ricerca, innovazione e collaborazione tra università, imprese e territorio.
Anche i percorsi formativi in ambito agricolo si stanno adeguando ai mutamenti del settore. A partire dall’anno accademico 2026/27, l’Università degli Studi di Brescia ha aggiornato la Laurea Magistrale in Tecnologie per la Transizione Ecologica in Agricoltura (TTEA). Il piano di studi adotta una modalità didattica mista (blended) e un approccio interdisciplinare, integrando le lezioni teoriche con attività pratiche quali laboratori, project work, visite sul campo e collaborazioni con enti aziendali e professionali.
Il corso integra competenze agronomiche, ambientali, ingegneristiche, economiche e digitali, affrontando biodiversità e servizi ecosistemici, gestione del suolo, produzioni vegetali e animali, agroecosistemi, economia circolare, sensoristica, analisi dei dati, intelligenza artificiale ed economia dell’innovazione.
I professionisti saranno quindi capaci di valutare, scegliere e guidare l’innovazione nei sistemi agroalimentari, integrando aspetti produttivi, ambientali e gestionali.
Isabella Ghiglieno, Luca Facciano, Anna Simonetto, Daniele Daffonchio, Ramona Marasco, Sara Borin, Lorenzo Vergani, Leonardo Valenti, Gianni Gilioli (2025) Development of an integrated indicator for assessing management impacts on soil quality: A case study in organic viticulture. Environmental and Sustainability Indicators, Volume 27, https://doi. org/10.1016/j.indic.2025.100732.





