Agricoltura europea

Il presidente Drei denuncia l'incoerenza delle politiche europee che impongono standard elevati ai produttori interni.

Accordi commerciali e futuro del settore agroalimentare

Intervista a cura di Alina Fiordellisi a Raffaele Drei – Presidente di Confcooperative Fedagripesca

PRESIDENTE DREI, PARTIAMO DAGLI ACCORDI INTERNAZIONALI. LEI HA PIÙ VOLTE CRITICATO L’INTESA CON IL MERCOSUR. PERCHÉ?

L’intesa è senza dubbio una delle più ambiziose mai negoziate dall’Unione Europea e apre nuove importanti opportunità per le esportazioni di vini, di formaggi e tutela molti dei nostri prodotti a Indicazione Geografi ca. Tuttavia, non possiamo considerarla esente da criticità. Il rischio concreto è che, come già accaduto con l’intesa sui dazi con Trump, l’agroalimentare europeo venga sacrificato a vantaggio di altri settori, come quello automobilistico o farmaceutico. L’accordo prevede infatti un’eccessiva apertura del mercato europeo a prodotti come carni avicole, bovine, zucchero e riso, senza garanzie sul rispetto degli stessi standard ambientali e di sicurezza adottati dalle aziende europee.

Questo può impattare sui margini delle nostre aziende, costrette a fare i conti con massicce importazioni. Pensiamo ad una filiera come lo zucchero, dove la produzione nazionale italiana copre appena il 10-15% del fabbisogno nazionale.

COS’ALTRO LA IMPENSIERISCE DELL’ACCORDO?

Sicuramente il fatto che gli agricoltori e allevatori europei sono obbligati a rispettare le normative più severe al mondo in tema di ambiente, benessere animale e sicurezza alimentare. Ma poi ci troviamo a importare prodotti che non rispondono a quegli stessi criteri, premiando modelli produttivi che l’Europa dichiara di voler contrastare attraverso tutto l’impianto di norme e di regolamenti in linea con il Green Deal. È una contraddizione evidente: da una parte promuoviamo sostenibilità, dall’altra apriamo la porta a produzioni che non la garantiscono.

LA COMMISSIONE HA PROPOSTO UN FONDO DI COMPENSAZIONE PER I SETTORI AGRICOLI PIÙ COLPITI. È UNA SOLUZIONE SUFFICIENTE?

A mio avviso potrebbe essere solo un palliativo. Quello che serve non è compensare le perdite, ma evitare che si crei un sistema squilibrato: occorre una maggiore reciprocità tra le filiere produttive.

E PER QUANTO RIGUARDA I DAZI CHE GLI STATI UNITI HANNO IMPOSTO ALLE IMPORTAZIONI DI PRODOTTI AGROALIMENTARI EUROPEI?

Beh, l’intesa sui dazi potrebbe ridurre ulteriormente i margini delle nostre aziende in un contesto in cui sul settore pesa l’incognita della nuova Pac. Nella proposta di bilancio europeo non si va verso un sostegno importante all’agricoltura.

SI RIFERISCE ALLA PROPOSTA CHE LA COMMISSIONE HA PRESENTATO PER LA NUOVA PAC?

Sì, lo abbiamo ripetuto sin dal primo momento: quella presentata a metà luglio è una proposta irricevibile, perché rischia di smantellare la Politica Agricola Comune. Inserire le risorse agricole in un fondo unico porta non solo a una riduzione del budget, ma anche alla frammentazione in piani nazionali, con inevitabili distorsioni competitive tra Stati membri. Noi continueremo a far sentire la nostra voce per avere una Politica Agricola che sostenga innovazione, investimenti e aggregazione, strumenti indispensabili per garantire competitività alle nostre imprese.
L’italia dovrà giocarsi un riparto equo tra Stati Membri e un impegno sull’utilizzo delle risorse, che sia rivolto al futuro e non sia un mero sostegno al reddito.

UN CAPITOLO A PARTE RIGUARDA IL VINO, SETTORE IN CUI AVETE AVUTO UN RECENTE CONFRONTO A PALAZZO CHIGI.

Sì, ed è stato un incontro molto positivo perché per la prima volta abbiamo avuto un dialogo vero con il governo, in un’ottica di coesione di sistema. Vediamo positivamente l’iniziativa di avviare una campagna istituzionale a tutela del consumo responsabile del vino, che a mio avviso non può in alcun modo essere ridotto alla sola dimensione dell’alcol. Il vino è un alimento, parte della dieta mediterranea, con un valore storico, economico e culturale ed ha un valore strategico.
Noi siamo contrarti ad una politica di decrescita, che punti ad una riduzione della produzione.

IN SINTESI, QUALI SONO LE PRINCIPALI RICHIESTE DELLA FEDERAZIONE DA LEI GUIDATA?

Noi chiediamo fondamentalmente scelte coerenti da parte dell’Europa. Non possiamo accettare una visione e una strategia politica che da un lato parla di sostenibilità e Green Deal, imponendo standard produttivi altissimi, spesso al limite della sostenibilità economica, e dall’altro fi rma accordi che va a premiare modelli produttivi opposti ai nostri. Se questa incoerenza persiste, il nostro settore rischia seriamente il tracollo. Ci aspettiamo quindi che l’Europa riveda nei prossimi mesi la proposta di tagli al bilancio agricolo, che contraddice la promessa di inizio mandato di dare centralità al settore agroalimentare. Infi ne, ma non per ultimo, riteniamo che l’agricoltura europea abbia più che mai bisogno di più aggregazione, per restare competitiva e continuare a portare nel mondo la qualità del made in Italy.

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