Gli agricoltori del futuro

Il rapporto "Farmers of the Future" della Commissione Europea delinea la trasformazione del settore primario verso il 2040.

Cambia la società, si evolve l’economia e anche l’agricoltura si trasforma. Ma chi saranno concretamente gli agricoltori del 2040? A questa domanda cerca di rispondere lo studio “Farmers of the Future”, un progetto coordinato dal Joint Research Centre della Commissione Europea che ha delineato, attraverso un approccio partecipativo con i principali stakeholder della filiera, i profili degli agricoltori del futuro, con un orizzonte al 2040.

Al centro dell’indagine ci sono i megatrends di cambiamento che stanno ridisegnando il paesaggio agricolo: crisi climatica, scarsità di risorse, cambiamenti demografi ci e tecnologici, evoluzione della domanda alimentare e dei modelli di consumo. In questo scenario, il ruolo dell’agricoltore si diversifica: da imprenditore a innovatore, da fornitore di servizi sociali a custode dell’ambiente, fino a diventare persino pioniere di alimenti alternativi o promotore di esperienze di comunità.

I MEGATREND CHE RISCRIVONO L’AGRICOLTURA

Nel delineare il paesaggio agricolo del 2040, lo studio parte da quattordici megatrends destinati a influenzare profondamente il settore primario. Tra i più rilevanti vi sono il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la scarsità di risorse naturali e idriche, ma anche lo sviluppo tecnologico, l’invecchiamento della popolazione agricola e la crescente urbanizzazione. A livello di consumi, emergono nuove sensibilità etiche e ambientali: i cittadini europei si orientano verso alimenti più sani, di origine locale e prodotti nel rispetto del benessere animale. Allo stesso tempo, la pressione sui prezzi rimane forte e le catene di approvvigionamento globali mostrano segni di crescente volatilità.

In questo contesto, la crescente digitalizzazione trasforma il modo di produrre. Sensori, dati e automazione diventano strumenti essenziali, senza però sostituire il ruolo centrale dell’essere umano, in evoluzione verso nuovi modelli lavorativi e professionali: mentre alcune attività saranno sempre più automatizzate, altre richiederanno nuove competenze ibride tra agronomia, economia, gestione dati e relazioni umane. La formazione diventa quindi una leva strategica per ogni tipo di agricoltura. Anche il concetto stesso di “agricoltura” si amplia: non solo produzione di cibo, ma anche servizi ecosistemici, assistenza sociale, valorizzazione culturale e cura del territorio.

DODICI AGRICOLTORI PER DODICI MODI DI FARE AGRICOLTURA

I dodici profili delineati nel report sono il risultato di un processo partecipativo e collaborativo che ha coinvolto agricoltori, accademici, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e attori della società civile. Attraverso interviste, workshop tematici e laboratori creativi, sono emerse visioni condivise e divergenze sulle traiettorie di sviluppo possibili dell’agricoltura europea, delineando profili che, lontani dall’essere categorie rigide, rappresentando modelli narrativi in grado di esplorare e rappresentare scenari realistici e plausibili nel medio-lungo periodo.

Tra i profi li individuati dallo studio emerge l’agricoltore “flessibile”, imprenditore dinamico capace di adattarsi a mercati variabili, accanto all’agricoltore “tradizionale”, custode del sapere agricolo e del legame con il territorio. L’agricoltore “manager”, invece, opera in grandi imprese strutturate, dove la produzione è integrata in filiere complesse, mentre l’agricoltore “intensivo” punta sull’efficienza attraverso tecnologie avanzate e gestione di precisione.

L’agricoltore “in ambiente controllato” coltiva in contesti chiusi, spesso urbani, con cicli altamente monitorati; quello “alternativo” sviluppa alimenti innovativi tramite biotecnologie, come carne coltivata o proteine cellulari, contribuendo a diversificare le fonti alimentari. Ci sono poi figure orientate alla sfera sociale, come l’agricoltore “sociale”, che integra produzione e cura, e il “lifestyle”, che sceglie l’agricoltura per ritrovare equilibrio e qualità di vita, spesso con approcci multifunzionali.

L’agricoltore “rigenerativo” adotta pratiche agroecologiche per ricostruire suoli e biodiversità, con un ruolo chiave nei servizi ecosistemici, mentre l’agricoltore “urbano” coltiva in città, promuovendo filiere locali, inclusione e resilienza. Chiude il quadro una dimensione più legata al concetto di prossimità, con l’agricoltore “per passione”, dedito all’autoproduzione e al piacere della coltivazione, e l’agricoltore “comunitario”, attivo in reti solidali e di condivisione. Dodici ritratti diversi, che offrono uno sguardo utile per comprendere l’evoluzione dell’agricoltura europea: un sistema sempre più aperto, plurale e integrato con la società.

POLITICHE FUTURE PER UNA NUOVA IDENTITÀ AGRICOLA

Lo studio mira a generare strumenti utili per interpretare il presente e costruire consapevolmente il futuro.
La prima sfida è riconoscere la crescente eterogeneità del settore: servono strumenti su misura, capaci di sostenere modelli produttivi anche molto diversi tra loro. Un punto chiave riguarda il significato stesso del termine “agricoltore”: con l’emergere di nuove figure, tecnologie e sfide, il profilo del produttore agricolo si declina in molteplici identità. Le politiche dovranno saper dialogare con questa pluralità, favorendo un quadro normativo flessibile e aperto.

Nel contesto attuale, segnato da crisi ambientali, sanitarie ed economiche, la capacità di adattamento diventa un elemento centrale: le politiche future, dunque, dovranno sostenere non solo la resilienza ma anche la trasformazione, investendo in competenze, servizi e innovazione sociale, favorendo l’emergere di nuovi profili di agricoltore in direzione di uno sviluppo orientato alla valorizzazione dei territori e, in generale, al miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali.

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