La soia come coltura da rinnovo

La soia rappresenta un pilastro fondamentale per la fertilità dei suoli grazie alla sue capacità.

“La soia apporta importanti benefici alle colture successive”

La soia, Glicine max, è una pianta erbacea annuale che, nelle nostre zone, viene coltivata principalmente per la produzione di granella secca da conferire presso i centri di raccolta, come quelli di alcune cooperative del gruppo CARB. Può essere seminata sia come coltura principale che in rotazione dopo orzo, loietto o altri cereali autunno vernini.

La soia può essere utilizzata anche come pianta da foraggio e infatti si può trinciare e insilare. Questo genere di impiego non è molto diffuso in quanto richiede alcune accortezze: l’agricoltore deve scegliere una varietà adatta all’uso alimentare e deve raccoglierla al momento più opportuno. La soia cruda contiene fattori anti-nutrizionali (FAN) che riducono la digeribilità delle proteine e l’assorbimento dei minerali, perciò è necessario seminare varietà con basso fattore anti-nutrizionale. La raccolta andrebbe effettuata da quando i baccelli cominciano a formarsi fino a quando sono pieni al 75-90 % (cioè indicativamente quando le foglie basali cominciano ad ingiallire). Raccogliere in questa fase dovrebbe garantire un elevato contenuto proteico. Ne consegue che una corretta epoca di raccolta e un’adeguata gestione della trincea permettono di ottenere un ottimo prodotto alimentare. La granella e la farina di soia utilizzate nell’alimentazione vengono sottoposte a processi di tostatura ed estrusione, che vanno a inibire i FAN, che sono termolabili.

La soia è una pianta “brevidiurna” che necessita cioè di giornate brevi e notti lunghe per indurre la fioritura, ma oggi si trovano in commercio anche varietà selezionate per essere foto-indifferenti. In prima epoca di semina si devono scegliere varietà di ciclo lungo (1, 1+ o 1-), che possono dare rese interessanti. È fondamentale però non anticipare troppo la semina e attendere il mese di maggio. Semine troppo anticipate possono infatti favorire il fenomeno dello stelo verde e rendere più difficile la defogliazione nel periodo autunnale, quando la coltura deve essere trebbiata.

In seconda epoca di semina sono consigliate varietà più precoci, di ciclo 0, 0- o 0+ e, in alcuni casi è possibile utilizzare varietà di ciclo 00, cioè ancora più corte. Queste semine, effettuate tra fine giugno e inizio luglio, non sono soggette al fenomeno dello stelo verde e le piante si defogliano molto bene. Le produzioni sono abbastanza costanti e, nelle nostre zone, si aggirano intorno ai 35 q/Ha.

La soia è un’importantissima coltura da rinnovo. In rotazione a cereali autunno vernini e mais o sorgo, può favorire importanti migliorie al terreno. Glicine max è una leguminosa e, in quanto tale, ha la caratteristica di essere una azotofissatrice. Essa, grazie alla simbiosi radicale con alcuni batteri (Rhizobium fredii, Bradyrhizobium japonicum e Bradyrhizobium elkanii), riesce a trasformare l’azoto atmosferico in azoto ammoniacale assimilabile. Spesso, per favorire questa attività, il seme viene inoculato con batteri simbionti. La soia perciò è in genere autosufficiente per l’azoto e le concimazioni azotate possono essere utili alla semina (20-30 unità/Ha di azoto) o se la coltura risultasse non nodulata. Dopo la raccolta i residui colturali della soia, cioè le foglie, lo stelo e le radici, rilasciano nel terreno dell’azoto organico, disponibile per la coltura successiva (si stimano dai 40 ai 100 kg/Ha di azoto organico). Il rilascio graduale dell’azoto del terreno durante tutta la coltivazione della soia contribuisce anch’esso al miglioramento della struttura e della fertilità del terreno.

L’apparato radicale della soia è costituito da una radice principale fittonante ben sviluppata, da cui si diramano delle radici secondarie più fini che hanno la funzione di assorbire acqua e nutrienti, soprattutto nei primi 60-90 cm di terreno. L’apparato radicale può raggiungere, in condizioni ottimali, anche i 150 cm di profondità. Questo fa sì che le radici svolgano una specie di “aratura” naturale, che rende il suolo più soffice e poroso, riducendo la compattazione.

La soia necessita di irrigazioni ogni 7-10 giorni, ma è fondamentale non farle mancare l’acqua soprattutto tra la fioritura e il riempimento dei baccelli. È altresì importante non eccedere perché il ristagno idrico potrebbe causare marciumi e asfissia radicale. Una corretta gestione delle irrigazioni contribuisce a mantenere l’umidità del terreno e migliorarne la struttura.

Un altro vantaggio agronomico dato da questa coltura, se inserita in un sistema di rotazioni, è la rottura dei “cicli patogeni”. È noto infatti che a lungo andare la mono-successione, soprattutto dei cereali, può favorire lo sviluppo di agenti patogeni specifici, come ad esempio il Fusarium, che provoca il mal del piede, e la diffusione di parassiti terricoli. Seminare la soia nello stesso campo, ogni 3-4 anni ad esempio, permette di prevenire l’accumulo di patogeni.

La gestione delle malerbe nella soia viene effettuata solitamente attraverso l’utilizzo di prodotti di pre-emergenza e, quando necessario, di post-emergenza. I prodotti per il controllo della sorghetta da rizoma ad esempio, eccetto nei casi in cui siano presenti piante resistenti, agiscono anche sul rizoma dell’infestante, riducendone la presenza anche nel successivo ciclo colturale. Quando poi viene coltivata in successione al cereale autunno vernino, se l’alternativa è lasciare il terreno incolto, la soia limita la diffusione di malerbe che potrebbero, andando a seme, incrementare l’infestazione degli appezzamenti.

L’agricoltore quando deve valutare se seminare o meno una coltura come la soia in genere si ferma alla mera valutazione economica costi-ricavi. Sarebbe però opportuno mettere sul piatto anche una valutazione agronomica e stimare l’effetto migliorativo della coltura. Ciò che infatti viene coltivato dopo beneficia dell’effetto migliorativo apportato al suolo dalla soia che, spesso, permette o di diminuire l’apporto di fertilizzanti chimici o di ottenere risultati produttivi superiori alla media.

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