OCM Latte:

L'introduzione dell'OCM nel settore lattiero-caseario rappresenta la risposta strutturale alla volatilità dei prezzi e all'impennata dei costi.

Un passo strategicamente importante verso sviluppo, modernità e programmazione

Il settore lattiero-caseario italiano sta attraversando una fase di profonda incertezza che impone un cambio di passo. L’impennata dei costi di produzione — destinata ad aggravarsi a causa dei conflitti internazionali — si somma a una sempre più marcata instabilità dei prezzi alla stalla. Questa volatilità è particolarmente allarmante perché colpisce il settore proprio dopo una fase di crescita che aveva incoraggiato investimenti significativi, specialmente sul fronte della transizione ecologica e digitale. Oggi, con quotazioni che scivolano spesso sotto i livelli di sostenibilità economica, la tenuta dell’intera filiera è a rischio, alimentando forti preoccupazioni per il futuro del comparto. Per affrontare il nuovo contesto, che qualcuno ormai definisce di permacrisi, servono soluzioni nuove e, soprattutto, risposte strutturali. A tutti i livelli, è indispensabile lavorare all’adozione di strumenti regolati e comuni per lo sviluppo organico del comparto lattiero-caseario.

In quest’ottica, Confcooperative e l’intera Alleanza delle Cooperative Italiane sostengono da tempo una proposta unitaria, il cui valore appare ancora più evidente nell’attuale congiuntura: il riconoscimento dell’OCM Latte (Organizzazione Comune di Mercato). Si tratta di un’opportunità strategica, fondamentale per rafforzare la posizione degli allevatori lungo la filiera. A differenza dei sostegni legati alle singole imprese, questi interventi settoriali erogano contributi basati su progettualità mirate, orientate a investimenti per migliorare competitività, efficienza, programmazione e sostenibilità. L’OCM Ortofrutta rappresenta, in questo senso, un esempio virtuoso: attraverso i “Piani Operativi”, i produttori ottengono risorse comunitarie – approvate e cofinanziate al 50% dall’Europa – per sostenere investimenti strutturali e favorendo l’innovazione tecnologica.

“Soluzioni nuove e risposte strutturali a crisi sempre più violente e ricorrenti.”

Il riconoscimento dell’OCM anche per il settore lattiero-caseario può divenire il pilastro strategico per promuovere iniziative tra allevatori favorendone competitività e convergenze verso linee di sviluppo condivise. In un mercato complesso, fare squadra è indispensabile per accrescere il potere contratuale nei confronti di industria, multinazionali e grande distribuzione e per intercettare nuovi sbocchi commerciali. Infatti, attraverso il sostegno alle Organizzazioni di Produttori (OP) e alle cooperative, l’OCM integra i pagamenti diretti della PAC, aiutando gli allevatori a posizionarsi strategicamente nei contratti di filiera e a investire in innovazione e sostenibilità.

In questi mesi si sta rafforzando la convinzione che la transizione verso un sistema basato sull’OCM Latte è un passaggio obbligato. Consci della necessità di superare il vecchio modello del “produrre e sperare”, si rileva forte il bisogno di evolvere verso una gestione che poggi su visioni e obiettivi di medio periodo condivisi, da cui far discendere piani di programmazione, investimenti mirati e azioni di negoziazione collettiva. In questo, l’appartenere a filiere cooperative è sempre più importante. È già dimostrato come gli allevatori italiani difendano meglio il proprio lavoro, la qualità e, soprattutto, il valore del proprio latte. L’esperienza insegna che l’approccio individuale di fronte a dinamiche mondiali e a colossi multinazionali è perdente.

La “cooperazione lattiero-casearia” è in questi anni già stata il vero motore per un’adeguata remunerazione del latte. La recente pubblicazione “OCM LATTE, un passo necessario per il lattiero-caseario italiano”, curata dall’Alleanza delle Cooperative Italiane, si apre con l’analisi di Giovanni Guarneri (Presidente del Gruppo Latte Copa-Cogeca). Citando uno studio Nomisma 2024, Guarneri evidenzia come il patto mutualistico tra cooperativa e soci poggi su due pilastri fondamentali: la certezza del conferimento del latte e una remunerazione sistematicamente superiore ai prezzi di mercato. Un vantaggio competitivo quantificato da Nomisma in un differenziale positivo del +18% nel 2021 e del +16% nel 2022.

Questo legame garantisce ai soci una stabilità anche prospettica che va oltre il breve termine: con una vita media di circa 60 anni — più del doppio rispetto alle società di capitali — le cooperative dimostrano una longevità straordinaria, capace di tutelare anche le piccole realtà o le aziende situate in aree svantaggiate. Anche i numeri confermano il ruolo centrale del modello cooperativo nel settore: con 17.000 stalle, 540 imprese di trasformazione e oltre 13.000 addetti, il comparto gestisce più del 65% del latte raccolto in Italia e produce il 70% delle forme delle principali DOP nazionali.

Questi elementi di forza devono servire da fondamenta per affrontare le nuove sfide, agendo convintamente insieme. È cruciale potenziare il legame socio-cooperativa, vero strumento strategico, attraverso una programmazione sempre più coordinata tra le parti, volta a blindare la sostenibilità economica e finanziaria dell’intera filiera.

In quest’ottica, diventa essenziale dotarsi di strumenti innovativi, capaci di sostenere ordinati programmi di investimento. Tali piani devono essere il frutto di visioni di medio-lungo periodo condivise, capaci di rispondere alle esigenze di mercato e alle scelte strategiche orientate a rafforzare la propensione all’export delle innumerevoli eccellenze alimentari del Made in Italy. Strumenti che il comparto sarebbe certo facilitato a implementare laddove fosse riconosciuta anche al settore lattiero-caseario l’Organizzazione Comune di Mercato.

“La transizione verso un sistema basato sull’OCM Latte è un passo necessario per passare dal ‘produrre e sperare’ al programmare.”

latte ocm

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