ALCACHOFA, ARTICHOKE, ARTISCHOCKE, ARTICHAUT
Il carciofo è una pianta erbacea perenne, alta fino a 1,5 m, che ha un rizoma sotterraneo dalle cui gemme si accrescono i fusti. Se coltivata, ha un ciclo produttivo di 7-10 anni e viene considerata come coltura da rinnovo. Le foglie, anche all’interno della stessa pianta, sono molto diverse tra loro: le foglie prossime ai capolini e quelle delle piante giovani sono oblungo-lanceolate con lamina intera, mentre quelle basali sono pennatosette con lamina più o meno incisa.
Le estremità delle foglie possono essere, in alcune varietà, spinose.
I fiori, di colore azzurro violaceo, sono riuniti in un capolino con un ricettacolo carnoso e concavo, detto cuore. Quando il capolino è immaturo l’infiorescenza è protetta da delle brattee che si sovrappongono parzialmente l’una sull’altra e che hanno un apice spinoso o a punta. In piena fioritura le brattee divergono e lasciano fuoriuscire i fiori.
Le parti edibili della pianta di carciofo sono il cuore e la parte basale delle brattee.
Il frutto di questa pianta è un piccolo achenio di colore grigio-marrone, dotato di un pappo piumoso, cioè un ciuffo di peli setosi e biancastri, che ne favorisce la dispersione tramite il vento.
La raccolta dei capolini inizia a ottobre e termina a giugno, in relazione alla varietà coltivata. Anche le raccolte sono variabili e vanno da un minimo di 3-4 ad un massimo di 15- 20. Ogni pianta può avere da 4-5 a 14-15 capolini. La coltivazione viene effettuata in aree con clima temperato mediterraneo (Sicilia, Sardegna, Puglia, Lazio, Campania, Liguria e Veneto).
Il carciofo è stato rappresentato in diversi quadri dell’epoca rinascimentale europea e in alcune fontane monumentali. Pablo Neruda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, scrisse il poema “Ode al Carciofo”.
Il carciofo è una pianta di origine mediterranea, già nota ai tempi degli antichi romani e dei greci. Il nome volgare utilizzato in molti paesi deriva dal neo-latino “articactus”, mentre quello italiano e lo spagnolo “alcachofa” dall’arabo “harsciof ”.





