La terra che ci unisce

L'intervista a Stefano Maffia, Presidente di Fattoria Serenissima: la storia della stalla, il ricambio generazionale e il modello di filiera.

di Stefano Maffia

Classe 1993, è un imprenditore agricolo attivo nel comparto zootecnico bresciano. Dopo la formazione tecnica in agraria e un’esperienza consolidata nel settore, ha intrapreso il suo percorso professionale in Fattoria Serenissima. Cresciuto in una realtà cooperativa che ha visto la partecipazione attiva della sua famiglia sin dalleorigini, Stefano ne ha raccolto l’eredità storica e valoriale, ricoprendo oggi la carica di Presidente.

Essere giovani imprenditori oggi significa capire che il beneficio tangibile non è solo economico.

QUALI SONO LE RADICI DI FATTORIA SERENISSIMA E COME DA REALTÀ LOCALE DIVENTA MODELLO DI EFFICIENZA?

La storia della nostra cooperativa, di cui oggi sono Presidente, affonda le radici nel 1973, quando Fattoria Serenissima era nota come “La Stalla Sociale di Calcinato“. Il progetto nacque dall’intuizione di 12 allevatori locali, tra cui mio nonno Eugenio Lorenzoni, che in un’epoca di profondi mutamenti scelsero la strada dell’aggregazione. All’epoca il comparto era dominato da piccole aziende da venti capi legati, gestite con metodi tradizionali ormai messi a dura prova dall’evoluzione del mercato.

Il 1973 segnò una svolta tecnica e logistica cruciale: lo sviluppo urbano e l’esodo rurale imposero la dismissione degli allevamenti nei centri abitati. Di fronte a questa evoluzione, i soci fondatori risposero con la forza del gruppo, costruendo un nuovo centro aziendale fuori dal paese. Da quel primo insediamento nell’estate del 1974, il nostro percorso è stato segnato da una crescita costante: siamo passati da un solo dipendente agli attuali 15, e da un patrimonio zootecnico di 220 capi ai 1.500 odierni. Anche i volumi produttivi testimoniano questa crescita, con una produzione di latte che è passata da 10.000 a 74.000 quintali annui.

Da sempre, il nostro pilastro storico e distintivo è il punto vendita, che rappresenta la naturale conclusione del nostro ciclo produttivo. Non si tratta solo di uno spaccio, ma di uno strumento di trasparenza verso il consumatore: qui valorizziamo direttamente il frutto del nostro lavoro. La gestione interna della vendita al dettaglio, supportata da un assortimento di prodotti derivanti per la quasi totalità dalla nostra filiera e lavorati nel nostro macello aziendale, rappresenta un asset strategico fondamentale.

Questa integrazione verticale ci consente di monitorare in tempo reale il feedback del mercato e di garantire un controllo qualitativo totale, eliminando i passaggi intermedi. In questo modo, l’efficienza produttiva della nostra stalla si traduce in un beneficio tangibile per il territorio, offrendo al consumatore finale un prodotto tracciabile, sostenibile e ad alto valore aggiunto. Questo contatto diretto con la comunità di Calcinato e delle zone limitrofe è ciò che ci differenzia da molte altre realtà industriali.

IL RICAMBIO GENERAZIONALE ALL’INTERNO DI FATTORIA SERENISSIMA COME STA INCIDENDO IN AZIENDA?

Il mio ingresso in Fattoria Serenissima non è stato un passaggio scontato. Dopo gli studi in agraria e un’esperienza nel contoterzismo, ho scelto di diventare dipendente e poi socio della cooperativa. Insieme a mio cugino Mirco Lorenzoni, attuale Vicepresidente, abbiamo avviato una riflessione lungimirante sulle pratiche di allevamento. Essere giovani imprenditori oggi significa capire che il beneficio tangibile non è solo economico, ma risiede nella qualità dei processi.

La nostra attenzione tecnica è focalizzata sul benessere, sia animale che del personale. Durante l’ultimo mandato di mio zio, Danilo Lorenzoni, io e Mirco, prima ancora di rivestire le attuali cariche, abbiamo iniziato a indirizzare investimenti innovativi a sostegno di altri già fatti come l’efficientamento energetico: in quanto disponiamo di un impianto di biogas da 300 kW/h e di un sistema fotovoltaico da 800 kW/h. Risorse che ci rendono una realtà dinamica e all’avanguardia, ma senza la solidità aziendale ereditata dai sacrifici dei precedenti consiglieri, oggi non potremmo innovare in questo modo.

Sul fronte delle risorse umane, investiamo tempo nella formazione di giovani che hanno svolto lo stage da noi, garantendoci figure professionali che condividono la nostra sensibilità operativa. L’obiettivo è ottimizzare l’operatività interna affinché l’efficienza produttiva si traduca in una migliore gestione del tempo per noi soci e per i nostri collaboratori al fine che il lavoro in questo settore non ci tolga troppi momenti che potremmo passare con la nostra famiglia.

QUAL È IL RUOLO DELLA COOPERATIVA SUL TERRITORIO?

Fattoria Serenissima non è un’entità isolata, ma un ingranaggio attivo del sistema cooperativo bresciano. Siamo soci di realtà fondamentali come Comab, Agrilatte, Comazoo, FCS e Brescia Est, affidandoci ad Agemoco per la parte assicurativa ed a CIS Consorzio Intercooperativo Servizi per la comunicazione del nostro punto vendita. Credo fermamente che, se ben gestite, le cooperative rappresentino una solida risposta alle necessità tecniche ed economiche del territorio.

Personalmente, oltre al ruolo di Presidente in Fattoria, rivesto la carica di consigliere in Comab. Questa esperienza mi permette di confrontarmi con una governance differente: se nella nostra stalla il confronto è quotidiano e operativo, in una realtà di fornitura sementi e supporto tecnico come Comab il ruolo del consigliere richiede una capacità di ascolto e di analisi manageriale più distaccata, focalizzata su fatturati e gestione complessa del personale.

Insieme ad altri cinque giovani consiglieri, stiamo costruendo un ponte generazionale fondamentale. Il nostro compito è essere e rappresentare, la continuità nel tempo, al fine che la cooperazione resti e perseveri come uno strumento democratico e partecipato, capace di valorizzare le persone e a rispondere con prontezza alle sfide economiche e tecnologiche che il futuro dell’agricoltura ci impone.


Il nostro compito è essere e rappresentare, la continuità nel tempo, affinchè la cooperazione resti e perseveri come uno strumento democratico e partecipato.

Vacche alla rastrelliera

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