L’importanza del mangime starter nello sviluppo del rumine
” Il mangime starter non deve essere considerato un semplice complemento del latte, bensì il principale strumento nutrizionale.
Lo svezzamento rappresenta uno dei momenti più delicati dell’intera carriera produttiva di una bovina da latte. Sebbene questa fase occupi soltanto le prime 8-12 settimane di vita dell’animale, le scelte nutrizionali adottate durante questo periodo influenzano in maniera significativa lo sviluppo dell’apparato digerente, la velocità di crescita e, secondo numerose ricerche, persino le future performance produttive.
Negli ultimi decenni la ricerca ha profondamente modificato l’approccio tradizionale all’alimentazione del vitello, spostando l’attenzione dalla sola tecnica di somministrazione di latte, all’assunzione di starter e sviluppo precoce del rumine. Oggi è infatti ampiamente riconosciuto che il successo dello svezzamento non dipende esclusivamente dalla quantità di latte distribuita o dall’età alla quale esso viene sospeso, ma soprattutto dalla capacità del vitello di sviluppare rapidamente una funzionalità ruminale sufficiente a sostenere la digestione degli alimenti solidi.


Alla nascita il vitello è, da un punto di vista fisiologico, assimilabile a un monogastrico. Sebbene il rumine sia già presente dal punto di vista anatomico, esso risulta ancora scarsamente sviluppato e praticamente inattivo. Durante la suzione il latte bypassa il rumine grazie alla chiusura della doccia esofagea e raggiunge direttamente l’abomaso, dove avviene la digestione principale.
Questo significa che il latte, pur essendo fondamentale per sostenere la crescita nella prima fase di vita, contribuisce in misura molto limitata allo sviluppo funzionale del rumine. La maturazione di quest’ultimo dipende invece quasi esclusivamente dall’assunzione di alimenti solidi e dall’attività fermentativa che essi generano all’interno dell’organo.
Le ricerche condotte negli anni hanno dimostrato che lo sviluppo del rumine non deve essere valutato soltanto sulla base delle sue dimensioni, ma soprattutto considerando lo sviluppo delle papille ruminali. Queste strutture rivestono la parete interna del rumine e sono responsabili dell’assorbimento degli acidi grassi volatili prodotti dalla fermentazione microbica.
Maggiore è lo sviluppo delle papille, maggiore sarà la capacità del vitello di utilizzare in maniera efficiente i nutrienti derivanti dagli alimenti vegetali. Il principale fattore responsabile della crescita delle papille ruminali è rappresentato dalla produzione di specifici acidi grassi volatili, in particolare butirrato e propionato.
Questi composti vengono generati dalla fermentazione dell’amido e degli altri carboidrati facilmente fermentescibili contenuti nei mangimi starter. Numerosi studi hanno evidenziato come il butirrato rappresenti uno dei più potenti stimolatori dello sviluppo dell’epitelio ruminale. Le cellule che costituiscono le papille utilizzano infatti direttamente questo metabolita come fonte energetica, aumentando la propria attività proliferativa e favorendo l’espansione della superficie assorbente.
Proprio per questo motivo il mangime starter assume un ruolo centrale nei programmi moderni di allevamento del vitello. L’obiettivo non consiste semplicemente nel fornire una fonte energetica aggiuntiva rispetto al latte, ma soprattutto nel creare le condizioni necessarie affinché il rumine possa svilupparsi rapidamente.
La disponibilità di starter dovrebbe essere garantita fin dai primi giorni di vita, sebbene inizialmente il consumo risulta limitato. In questa fase il vitello inizia a esplorare l’alimento, favorendo la colonizzazione microbica del rumine e avviando gradualmente i processi fermentativi che caratterizzeranno la sua futura vita da ruminante.
Tra le caratteristiche più importanti di uno starter efficace vi è l’elevata concentrazione energetica e, in particolare, un significativo contenuto di amido.
Le fonti amidacee derivanti dal mais rivestono un interesse particolare grazie alla loro appetibilità, alla digeribilità e alla capacità di sostenere la produzione di propionato e butirrato all’interno del rumine. L’amido di mais rappresenta infatti una delle fonti energetiche più utilizzate nei mangimi per vitelli proprio per la sua capacità di promuovere uno sviluppo ruminale rapido ed efficiente. Un adeguato apporto di amido nelle prime settimane di vita consente di accelerare la maturazione delle papille e di aumentare progressivamente la capacità digestiva dell’animale.
Per molti anni si è ritenuto che la somministrazione precoce di foraggi fosse indispensabile per lo sviluppo del rumine. Le conoscenze più recenti hanno tuttavia chiarito che il contributo del foraggio durante le prime settimane di vita è molto diverso da quello esercitato dal mangime starter.
I foraggi favoriscono principalmente lo sviluppo della muscolatura ruminale e del volume dell’organo, creando ingombro, ma producono quantità relativamente ridotte di butirrato e propionato rispetto agli alimenti concentrati.
Di conseguenza, pur potendo svolgere una funzione complementare in alcune situazioni gestionali, non rappresentano il principale motore dello sviluppo funzionale del rumine. È invece il consumo di starter ad alto contenuto di carboidrati fermentescibili a determinare la crescita delle papille e l’acquisizione della capacità digestiva necessaria per affrontare con successo lo svezzamento.
Questo concetto ha portato a una revisione dei criteri utilizzati per valutare il momento ottimale dello svezzamento. Sempre più frequentemente il passaggio viene infatti programmato non soltanto in funzione dell’età dell’animale, ma soprattutto in base alla quantità di starter consumata quotidianamente. Allo svezzamento un vitello dovrebbe consumare almeno 1,5-2 kg di starter al giorno. Un vitello che assume regolarmente queste quantità di mangime possiede un rumine sufficientemente sviluppato per sostenere la propria crescita anche in assenza del latte.
Al contrario, uno svezzamento troppo precoce in animali che consumano ancora quantità limitate di alimento solido può determinare rallentamenti dell’accrescimento e problemi sanitari.
Acqua fresca sempre disponibile, elevata qualità delle materie prime, adeguata concentrazione di amido e corretta gestione alimentare rappresentano gli elementi fondamentali per favorire la transizione da monogastrico a ruminante. Lo sviluppo del rumine non è infatti un processo spontaneo legato semplicemente al trascorrere del tempo, ma il risultato diretto dell’attività fermentativa generata dagli alimenti solidi.
In quest’ottica, il mangime starter non deve essere considerato un semplice complemento del latte, bensì il principale strumento nutrizionale attraverso il quale costruire il futuro produttivo della bovina.
“ Lo sviluppo del rumine non deve essere valutato soltanto sulla base delle sue dimensioni, ma soprattutto considerando lo sviluppo delle papille ruminali.






